Margherita Hack se n’è andata, senza soffrire, come lei desiderava. Forse non avrebbe gradito un Addio per quel suo convinto ateismo anche perchè Lei continuerà a vivere per il segno indelebile che la sua esistenza ha lasciato nel mondo.

Di tanta gente che ho conosciuto di certo Margherita Hack sarà sempre il mio incontro più gradito.
Era il 6 agosto 2011 e dovevo condurre Margherita Hack che si trovava nelle Marche in Versilia per una manifestazione per poi riportarla a casa sua a Trieste.
Il 6 agosto 2011 era un sabato da “bollino nero come il carbone”, esodo estivo in pieno, che mettersi all’anima quel viaggio, quasi duemila chilometri in due giorni era al limite del proibitivo.
Partii da Firenze la mattina prestissimo, diciamo pure nottetempo, saranno state le tre. Avevo messo in conto, azzeccandoci, di dover fare un bel pò di coda prima di arrivare a Civitanova Marche, dove avrei prelevato la Hack. Infatti arrivato a Bologna, quando imboccai l’adriatica trovai il mondo davanti a me, tutto rinchiuso in automobile e che guarda caso stava andando nella mia stessa direzione. Praticamente mi sono fatto a passo d’uomo da Bologna a Civitanova Marche impiegandoci oltre cinque ore che, se non fossi stato previdente con una partenza particolarmente anticipata, avrei fatto tardi all’appuntamento della vita: appunto quello con Margherita Hack.
Mentre mi avvicinavo alla destinazione mi iniziai a chiedere come avrei dovuto chiamarla “Professoressa?”, “Onorevole?”, ma forse no ove pur eletta rinunciò al seggio…
Arrivai quindi al suo albergo a Civitanove Marche e chiesi dei lei al portiere che prontamente la chiamò telefonicamente.
Passarono pochi istanti e la vidi uscire dall’ascensore. Pantaloni panna di lino, sandali, una camicetta a manica corta, marsupio e zainetto. Le andai incontro e le chiesi se aveva bagaglio; mi rispose perplessa “C’ho lo zainetto, che non lo vedi?”, giusto per chiarirmi subito le idee sulla sua estrema praticità e logica.
Suo marito Aldo prese posto davanti accanto a me mentre lei si mise sul sedile posteriore.
Ci aspettava un lungo viaggio del quale sia lei che il marito si dimostrarono tutt’altro che preoccupati.

Durante il viaggio ebbi modo di assistere all’affascinante colloquio fra Aldo e Marga, come lui la chiamava affettuosamente. Ambedue erano fiorentini e nonostante abitassero a Trieste da quasi quaranta anni non avevano perso niente del nostro fiorentino. La cosa mi colpì molto. Raramente si vedono persone che riescono a mantenere il proprio linguaggio quando vivono per decenni in un’altra città.
Probabilmente anche questo è un elemento che distingue Margherita Hack e dimostra che non subiva in nessun modo l’influenza dell’ambiente esterno ma restava sempre se stessa. Peraltro usava un linguaggio molto semplice, che le consentiva di farsi capire da chicchesia senza difficoltà e questo, a mio modo di vedere, è prerogativa delle persone veramente intelligenti.
Durante il viaggio non parlammo mai di stelle, galassie eccetera. Margherita Hack, che si dimostrò subito molto disponibile alla conversazione, mi raccontò innanzitutto di Firenze alla quale dimostrava di essere molto legata.
In gioventù era stata un vera atleta. Le sue specialità erano il salto in alto ed il salto in lungo ove ebbe modo di gareggiare e vincere in competizioni anche di livello nazionale.
Ma scoprimmo di avere una passione atletica in comune: il ciclismo. Forse pochi sanno che Margherita Hack fin da giovane era una appassionata ciclista ed in quel viaggio mi raccontava i suoi percorsi e sopratutto le salite che era solita fare con la sua bicicletta. Andava spesso in Mugello per poi tornare a Firenze. Un percorso non privo di insidie anche considerando che percorreva la Bolognese che presenta un bel pò di chilometri in salita, anche impegnativa.
Per un antico ciclista come me, prima agonista e poi appassionato, pensare che anche Margherita Hack avesse quella mia stessa passione mi rendeva ancor più entusiasta.
Lei ha poi continuato ad andare la bicicletta finchè il fisico glielo ha consentito ed infatti anche a Trieste era solita usarla per i suoi spostamenti nonostante la città abbia una conformazione naturale non esattamente pianeggiante e quindi impegnativa.
Evidentemente Margherita Hack “aveva gambe”.
Tornando al viaggio eravamo nei pressi di Bologna per l’ora di pranzo e proposi di fermarsi per mangiare.
Pensavo di uscire dall’autostrada e trovare un ristorante tranquillo. Macché. Margherita Hack mi disse “Non perdiamo tempo, fermiamoci ad un Autogrill e mangiamo un panino. Pago io!”.
Ero piuttosto imbarazzato anche perchè ci tenevo a offrire loro il pranzo ma non ci fu verso di convincerla.
Uscire dall’Autogrill non fu impresa del tutto semplice. Erano i giorni delle vacanze e a quell’ora c’era una marea di gente che riconoscendola si assiepò intorno a noi per una foto ricordo, un autografo, una parola. Io e suo marito restavamo un pò in disparte e lui dopo un pò lievemente impazientito e senza dare troppa importanza a quello che era comunque un tributo della gente a sua moglie inizio a dirle in autentico fiorentino “Marga, gnamo, e si fa tardi…”; lei diligente rispondeva “Vengo aldo, fo una fotografia con queste bambine e si va…”.
Ero affascinato da quella autentica semplicità.
Ricevette innumerevoli telefonate nelle quali sentivo si preoccupava della salute di determinate persone che chiavama per nome in maniera particolarmente affettuosa. Dopo un pò mi chiarì che non erano persone ma i suoi gatti, ne aveva sette o otto, ai quali era particolamente affezionata.
Volle aggiungere “D’altra parte non ho avuto figliuoli. E’ stata una mia scelta, mi sono dedicata al mio lavoro e questo non mi ha consentito di potermi dedicare ai figli”.
Una dichiarazione comunque coraggiosa e certamente sincera. Apprezzabile dal mio punto di vista.
C’era un argomento che non osavo trattare: Dio. Infatti mentre io sono un buon credente, lei era dichiaratamente una convinta atea.
Ebbe modo di parlarmi del suo ateismo e bisogna ammettere che su un piano logico difficilmente si possono confutare le sue opinioni sull’argomento ove la fede non può essere che fondata su presupposti assoluti e astratti e quindi non propronibili ad una come la Hack.
Ma fra noi non ci fu alcuna discussione ove io la ascoltavo senza contraddirla. Alla fine aggiusi solo questo “Facciamo così. Io sono credente da sempre e mi ritengo un buon cristiano. Se Dio esiste quando sarà il mio turno vedrò di mettere una parola buona anche per lei.”. Si mise a ridere e disse “Affare fatto. Ci sto.”.
Arrivammo in Versilia nelle prime ore del pomeriggio e li accompagnai direttamente al loro albergo dove li avrei prelevati la sera per condurli alla manifestazione che prevedeva proprio un intervento di Margherita Hack.
Ero piuttosto stanco ma davvero entusiasta di quell’incontro che non riuscii nemmeno ad andare a riposare ma restai lì in zona ad attendere l’ora prevista per il nuovo appuntamento con Margherita Hack.
La sera li accompagnai all’incontro. Nonostante fosse pieno agosto vi era un gran numero di pubblico a dimostrazione che Margherita Hack riusciva a catalizzare l’interesse e l’attenzione delle persone credo innanzitutto proprio per la sua semplicità espressiva che le consentiva di farsi ben comprendere da tutti su argomenti, quali l’astrofisica, anche complessi.
Dopo il suo intervento un buon numero di persone le andò incontro per gli autografi, le foto e le domande. Erò lì con suo marito che ripetè le sue esortazioni ad andar via, a quel punto forse anche un pò stanco per la giornata certamente impegnativa.
Li ricondussi al loro albergo e fissammo l’orario per il mattino seguente per il viaggio verso casa, Trieste.
Mi presentai puntuale e ripartimmo di buon’ora per quel viaggio ancor più impegnativo e lungo, vi erano da percorrere quasi cinquecento chilometri.
Fu il marito a tenere banco in quel viaggio, diversamente piuttosto taciturno il giorno prima, raccontando i tanti viaggi che avevano fatto insieme sempre impegnati in appuntamenti, conferenze, convegni e quant’altro di “Marga”. Mi raccontò anche della notte fra il 20 e  21 luglio 1969, il giorno dell’allunaggio dell’Apollo 11. Neanche a dirlo lui e Margherita erano in viaggio, di rientro da Frascati dove erano impegnati in una conferenza. Decisero di fermarsi a Firenze, dove viveva il padre della Hack che però non aveva il televisore, per una sorta di ritrosia alla tecnologia. Aldo decise di acquistarne uno di quelli portatili, anche per soddisfare “Marga” della naturale curiosità ed interesse per quell’evento, che però avevano uno schermo piccolissimo. Passarono la notte a guardare, anzi tentare di guardare quelle immagini, che per l’esiguità del monitor rimasero più nella loro immaginazione che nella realtà visiva.
Facemmo un viaggio senza soste ove loro mi chiesero di andare direttamente a casa.
Arrivammo a Trieste nelle prime ore del pomeriggio e a casa vi erano ad attenderli la governante con l’intera famiglia Hack-De Rosa (questo il cognome del marito): otto gatti ed un cane.
Li salutai con grande rispetto e ripresi la strada di Firenze con l’orgoglio e l’entusiasmo di quell’incontro che, ribadisco, è stato sicuramente il più importante della mia vita.

A dire il vero era mia intenzione preparare un articolo su Margherita Hack fra i “Personaggi di Firenze” da inserire sulla nostra Firenze mai vista. Anzi ambivo ad andarla a trovare e farle un’intervista su Firenze. Sarebbe stato davvero bello conoscere il suo punto di vista sulla nostra città. Non ho fatto in tempo ma comunque presto Margherita Hack avrà il suo doveroso spazio nella nostra guida.

Max Oriente