Mi sono approcciato per la prima (e ultima) volta alle Sardine. L’ho fatto pochi giorni fa su Facebook commentando un post che avevano pubblicato il giorno dopo l’ormai famoso intervento di Toscani sul crollo del ponte di Genova “chiedendo” come le sardine coniugassero la decantata cultura e passione comunicativa con quel fatto.

Una domanda normale, senza nessun tipo di estremismo verbale, anzi totalmente intonsa anche da polemica.

L’esito, pressoché immediato è stato quello di vedermi cancellato il commento e bloccato il mio profilo con l’impossibilità di inserire ulteriori commenti o inviare messaggi a quella pagina.

Considerando che il mio era un commento estremamente “light”, a dire il vero non era neanche un “commento” ma, appunto, un quesito, posso solo immaginare la falcidia di utenti e commenti che passino quotidianamente sotto la mannaia censoria di quella pagina.

Metodi fascisti, totalmente l’opposto di ciò che decantano rispetto al libero confronto e alla libera espressione delle idee. Nella realtà le Sardine si stanno dimostrando un’orda fascista che, di tutta evidenza, interpreta i rapporti con prepotenza, intolleranza e censura.