Sono mesi ormai che assistiamo a tentativi, fortunatamente talvolta maldestri, di soffocare la libera opinione, controllare le persone e di fatto attivare un livello di censura fuori da ogni regola democratica.

Iniziò Marattin e gli fece immediatamente eco il Ministro Pisano proponendo una sorta di schedatura di massa per accedere ai social (La Sinistra Italiana, fra ignoranza, incompetenza e quel vizietto di controllare la gente). Prese di posizione che si dimostrarono subito non solo inattuabili ma anche tutto fuorché democratiche e fortunatamente sono subito rientrate.

Ma, di tutta evidenza, il Governo non demorde rispetto a questo tentativo e ha preso la “palla al balzo” del contagio da COVID-19 per alzare il tiro e attuare una subdola, anche da un punto di vista giuridico, azione censoria che definirla antidemocratica pare un eufemismo.

Varie sono le iniziative degli ultimi giorni in tal senso ma l’apoteosi si è raggiunta con la DELIBERA N. 129/20/CONS dell’Agcom che al punto 2 dell’art. 1 prevede espressamente:

“I fornitori di piattaforme di condivisione di video adottano ogni più idonea misura volta a contrastare la diffusione in rete, e in particolare sui social media, di informazioni relative al coronavirus non corrette o comunque diffuse da fonti non scientificamente accreditate. Le predette misure devono prevedere anche sistemi efficaci di individuazione e segnalazione degli illeciti e dei loro responsabili.”

In buona sostanza l’Agcom, pena l’attuazione di provvedimenti sanzionatori che in questo caso di solito si concretizzano nell’oscuramento del canale o sito web “colpevole”, ha stabilito che gli unici contenuti pubblicabili sul Covid-19 devono derivare da FONTI SCIENTIFICAMENTE ACCREDITATE.

Che significa?

Quali possono essere fonti scientificatamente accreditate?

In buona sostanza solo il Governo o comunque Organi Amministrativi saranno in grado di fornire informazioni in merito. Tutti gli altri, quindi giornalisti, scienziati (che non vengano considerati accreditati), ma anche singoli cittadini non avranno più diritto di parola e dovranno tacere o se si azzarderanno ad esprimersi saranno censurati come sarà censurato e abbuiato chi darà loro spazio. 

 

Tutto questo senza che sia intervenuto il Parlamento, senza che sia stata promulgata una legge, senza che la valutazione sia prima soggetta alla logica valutazione giudiziaria dei Tribunali della Repubblica.

Macché.

Lo decide l’Agcom a suo giudizio con un provvedimento amministrativo.

 La posta in gioco è altissima e si chiama “libertà di parola”.