Il Covid-19 sta mietendo vittime in numero impressionante e ha messo in ginocchio quel “sistema europeo e globale” tanto caro alla sinistra italiana nel quale ha creduto e, questo è la cosa grave, sta credendo ancora.

Non più tardi di alcuni giorni or sono Zingaretti ha testualmente dichiarato: “senza l’Europa non ce l’avremmo mai fatta” (Adnkronos del 21 marzo 2020). Gli ha fatto eco oggi Cottarelli: “”Eurobond utili, ma la Bce sta già aiutando lʼItalia” (TgCom24 del 26 marzo 2020).

Guarda caso, sempre oggi, Conte, chi lo avrebbe mai detto, ha rifiutato la bozza di delibera dell’Eurogruppo sul Coronavirus e ha dato dieci giorni all’Europa per dare un segno diverso e più concreto.

E’ quindi chiaro che ormai la politica è out, lontana anni luce dalla realtà e incartata su principi ormai vecchi, stantii e che inevitabilmente sarà spazzata via dagli eventi, drammatici e dolorosissimi, che rappresenteranno il futuro del paese.

Da questo punto di vista anche la destra non avrà, a mio modo di vedere, grande futuro perché non sarà la politica a governare il nostro futuro prossimo o almeno non questa politica.

Con essa se ne andranno tutti i vari personaggi ed ideologie che hanno “sguazzato” in questi anni nel sogno globalista teso a sostenere posizioni politiche astratte, retoriche e che ci hanno fatto perdere tanto tempo ma sopratutto tanto denaro. Innanzitutto Laura Boldrini che si è fatta paladina dell’immigrazione considerata avanguardia della globalizzazione (Adnkronos del 7 marzo 2014). Ma anche le sardine saranno spazzate via da una realtà che non avrà posto per il loro falso buonismo e quella retorica becera che sono stati l’humus nel quale si sono sviluppate. Sardine che, si badi bene, si sono presentate come nemiche del “globale” ma nel contempo non sono mancate di farsi paladine delle multinazionali, Facebook, o del grande capitale, Benetton.

Il nostro futuro prossimo non offrirà spazio a nulla che non sia pragmatismo e realismo, eliminando, gioco-forza, la retorica e la propaganda astratta.

Le grandi multinazionali avranno necessità di far conto su un mercato di utenti disposti a continuare a spendere i loro denari nei servizi o nei beni che ci offrono in quantità copiosa. Come pure i grandi sistemi come la Cina e l’India che senza un mercato occidentale che abbia denaro da spendere dovrebbero ridimensionarsi in maniera massiccia ove dovessero far conto solo sul loro mercato interno, pur ampio.

Per come la vedo io la soluzione sarà quella di riorganizzare gli stati rivalutando le autonomie locali, le diversità, le tradizioni; quindi “singoli stati” che tornino magari a produrre e fondamentalmente “ricchi in casa propria” senza grandi velleità internazionali. Stati ai quali continuare a vendere però beni e servizi, siano questi tecnologici o di consumo a buon mercato.