Mi sono letto l’Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile Borrelli (allegato a questo articolo) che disciplina le modalità di utilizzo dei 400 milioni destinati a sostenere le persone che si dovessero trovare in difficoltà per acquistare generi alimentai o di prima necessità.

Come sempre in Italia è stato costruito un marchingegno infernale che prevede innumerevoli passaggi ed il coinvolgimento di così tante persone che alla fine rischia di costare più del contributo stesso.

Tralascio la ripartizione fra Regioni a Statuto Ordinario e Speciale per semplificare la questione.

Questi 400 milioni saranno ripartiti ai vari comuni come segue:

  • 80% in proporzione alla popolazione residente
  • 20% in base “alla distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun comune ed il valore medio nazionale, ponderata per la rispettiva popolazione” (sic!?)

Siamo in piena emergenza e giustamente questi nostri governanti si fanno prendere la mano dalle finezze. A che serve questa complicata determinazione limitatamente al 20% del contributo? A perdere tempo, ad impiegare uomini e risorse e a nulla d’altro, a mio modo di vedere.

Cosa ne possono fare i Comuni di questi soldi?

Lo stabilisce esattamente l’ordinanza:

  • distribuzione di buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari presso esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale
  • acquisto di generi alimentari o prodotti di prima necessità

Quindi un Comune può andare ad acquistare prodotti da ridistribuire ai cittadini oppure scegliere la strada dei buoni spesa che però appare piuttosto complicata; infatti:

  • deve individuare punti vendita
  • sottoscrivere una convenzione e quindi definire accordi contrattuali
  • pubblicare l’elenco sul sito internet

Occorrerà tempo, si dovranno impiegare risorse umane in questa attività e quindi spendere denaro pubblico. Senza considerare che chi dovesse decidere di acquistare e distribuire beni avrà bisogno di spazi e personale idoneo alla distribuzione.

Non è finita, perché ora viene il complicato: a chi destinare questi beni o questi buoni spesa?

Qui l’ordinanza non entra nel merito e lascia ai Comuni libera valutazione. Infatti testualmente recita: “L’Ufficio dei servizi sociali di ciascun Comune individua la platea dei beneficiari ed il relativo contributo tra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico.

Quindi a chi?

Io non l’ho capito, ma questo potrebbe essere un mio limite, anzi sicuramente lo è. Resta il fatto che portare a termine tutto questo meccanismo richiederà troppo tempo e non risolverà concretamente un beato nulla.

Amen