Sono mesi che la sinistra italiana, “ovviamente” Sardine comprese, ed il Movimento 5 Stelle intervengono periodicamente con dichiarazioni raccapriccianti con la proposta, generalmente maldestra, di introdurre non meglio precisati controlli sui social e la punizione di coloro che “alimentano odio”.

Di per sé l’intento potrebbe anche apparire legittimo e meritevole, nessuno vuol difendere chi “alimenta odio”.

Va innanzitutto premesso che, per come la vedo io, è proprio dal loro mondo che viene espresso frequentemente odio per cui, ove si dovessero individuare strumenti che vanno a punire quegli atteggiamenti, i primi a subirne le conseguenze sarebbero proprio loro. Va da sé che generalmente essi tendono a sminuire, celare, nascondere finanche negare i comportamenti dei loro “adepti” ma che diversamente rappresentano ormai la quotidianità sulla rete.

Qualche esempio, ma se ne potrebbero fare in misura massiccia, nei video che seguono.

Il primo è stato il Parlamentare Luigi Marattin, ex Pd ora Italia Viva, ad ottobre 2019 con la proposta di obbligare tutti coloro che intendano aprire un account su canali social di fornire un documento di identità valido (Il Foglio del 29 ottobre 2019).

Una proposta insensata che puzza molto di “Cina” e di un controllo globale sulla rete che è lontano anni luce dalla realtà e sopratutto dalla necessità di garantire a chiunque di utilizzare la rete anche in modo anonimo. Anonimato che non vuole garantire o tutelare il malfattore di turno ma proprio gli utenti dai pericoli stessi della rete.

Voglio dire non è certamente un mistero dell’uso improprio che sistematicamente viene fatto dei dati degli utenti da parte anche dei grandi players del settore come Facebook che proprio per questo lo scorso anno è stata multata dalle Autorità Statunitensi per ben cinque miliardi di dollari.

Quindi il “nostro” Marattin prima di proporre schedature di massa degli utenti dei social dovrebbe sforzarsi di imporre alle società che gestiscono i social stessi regole rigide che impediscano loro di perpetuare gli abusi del passato. Questo alla sinistra non interessa, anzi notiamo che in tante occasioni si schierano a difesa di quelle società verso le quali, di tutta evidenza, dimostrano, loro come ancora di più “frange sardiniane”, supina obbedienza (Nave Argo del 18 gennaio 2020).

Gli ha fatto eco la Ministra Pisano, Cinque Stelle, con la proposta di accedere ai social se non addirittura a qualunque account sul web tramite credenziali che sarebbero fornite dallo stato, la cosiddetta “Password di Stato” (Repubblica del 4 gennaio 2020).

A parte il fatto che l’identità digitale in Italia esiste già, probabilmente il Ministro Pisano non ne era a conoscenza, cosa estremamente grave visto che è al Dicastero dell’Innovazione tecnologica. Si chiama Spid e si può già utilizzare da un paio d’anni su tutti i canali della Pubblica Amministrazione.

Il concetto però è lo stesso di Marattin: “controllare a tappeto gli utenti senza considerare alcuna regolamentazione per i social“.

Da ultimo le Sardine che hanno proposto il “Daspo per gli odiatori in rete” (Open del 17 gennaio 2020). Non avevamo dubbi che si fossero schierati in questa direzione dimostrando ancora una volta che quel movimento è tutt’altro che democratico dimostrandosi, ma anche qui è una triste conferma, conformista e tutto il contrario dei principi di libertà che vogliono propinare.

In ogni caso è preoccupante che le forze che, direttamente o indirettamente, sostengono l’attuale Governo continuino a rilanciare su questo tipo di proposte evidentemente non convincendosi, rispetto ad una levata di scudi di tutte le parti, che quella è la peggior strada da percorrere.